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Il “lungo termine” cui Keynes faceva riferimento nei suoi scritti è infine arrivato e la maggior parte delle persone non è pronta ad affrontare le conseguenze di questa situazione. Infatti giustificare ad oltranza il keynesismo in tutte le sue assurde prescrizioni economiche, crisi economica dopo crisi economica, ha silenziosamente distrutto l’ultimo baluardo su cui si fonda la fiducia nelle autorità di pianificazione centrale: le pensioni. Durante la prossima recessione i fondi pensione, che sono già fortemente sottofinanziati, cadranno in un buco nero finanziario dal quale non potranno mai scappare.

Stati e città, molti dei quali emettono obbligazioni per coprire le loro spese, saranno declassati a spazzatura e il loro accesso al credito sarà pesantemente tagliato, a meno che non aumentino le tasse (economicamente impossibile) o taglino i benefit previdenziali (politicamente impossibile). Le città e gli stati più deboli saranno costretti ad andare in default, gettando nel caos il mercato dei bond municipali e statali. Di fronte a un fallimento a cascata di una parte cruciale dell’universo del reddito fisso, le banche centrali reagiranno come hanno fatto nel 2008 accarezzando l’idea di seguire le idee della MMT. A quel punto c’è una buona possibilità che la crisi si diffonda dalle pensioni alle valute fiat.

Sarà questa la molla che spingerà la maggior parte delle persone a rifugiarsi nelle criptovalute, oltre a perdere la fiducia nello stato per quanto riguarda le prestazioni pensionistiche, che come ci stanno insegnando VenezuelaBrasile e Argentina sono l’unico modo affinché gli individui possano trattenere potere d’acquisto e libertà.

Articolo in Italiano tratto dal blog francescosimoncelli.com